Colonne

La prima fotografia di Palmira

La prima immagine di Palmira che l’Occidente ha conosciuto è un dipinto di Gerard Hofstede van Essen, realizzato sul finire del Seicento nel corso di una spedizione mercantile inglese guidata dal pastore William Halifax.
Sebbene un po’ fantasiosa, si tratta della prima “fotografia” d’insieme del sito, che riflette benissimo l’enorme impressione suscitata dalla visione di un numero incalcolabile di colonne antiche, ancora al loro posto: una visione che, nel bel mezzo della steppa desertica siriana, deve avere assunto i contorni del miraggio.

G. Hofstede van Hessen, View at the ruines of Palmyra, 1693, Allard Pierson Museum, Amsterdam

Romanticherie del passato?
Non credo. Ancora dopo 300 anni, quando vedo sopraggiungere i turisti a Palmira – di solito al tramonto, frastornati dal chiasso del pullman e stanchi per qualche visita precedente – posso testimoniare che lo stupore per quell’improvvisa apparizione di una selva di colonne è identico.

Oggi satelliti e droni ci mostrano quelle colonne da tutte le angolazioni e in tutti i dettagli, ma non è emozionante come vederle davvero, all’arrivo a Palmira.

La Grande Via Colonnata

L’asse portante di Palmira era la Grande Via Colonnata, che l’attraversava per intero da ovest a est, superando la lunghezza di un chilometro. La sua carreggiata era affiancata sui due lati da ampi portici sorretti da colonne: un eccellente riparo dal sole, dal vento e dalla sabbia, che univa praticità e bellezza, celando le irregolarità del tessuto urbano.
Fu costruita fra il II e il III secolo d.C., nel momento di massimo sviluppo e ricchezza della città.

Che cosa caratterizzava le metropoli della parte orientale dell’impero romano? Che cosa faceva la differenza con i centri minori? Da che cosa si riconosceva una città importante? Dalla presenza di una via colonnata. E a questo modello si adeguarono i palmireni.

Il tratto mediano della Grande Via Colonnata, nei pressi del teatro (ph. Giorgio Rossi - Pal.M.A.I.S.)

Il tratto mediano della Grande Via Colonnata, nei pressi del teatro (ph. Giorgio Rossi – Pal.M.A.I.S.)

L’arco monumentale

La Grande Via Colonnata si componeva di tre segmenti costruiti in epoche differenti e con un diverso orientamento, ma secondo un progetto unitario. I cambi di direzione erano mascherati da inserti scenografici, come l’Arco Monumentale probabilmente eretto in onore dell’imperatore Settimio Severo all’inizio del III secolo e poi servito a celebrare Odenato e la sua famiglia.
Un singolare stratagemma architettonico permetteva a chi passava sotto una delle tre arcate di non accorgersi di fare una curva per immettersi nel tratto finale della via, che conduceva fino all’ingresso del santuario di Bel.

popup image

L’arco monumentale sulla Grande Via Colonnata (ph. Marina Albeni – Pal.M.A.I.S.)

L’arco ha resistito, pur con qualche acciacco, alle ingiurie del tempo, ma purtroppo non a quelle degli uomini: è stato distrutto nel 2015.

Il tetrapilo

Fra i monumenti apparentemente più integri di Palmira, prima della brutale distruzione del 2017, ce n’è uno che in realtà di originale aveva ben poco. Si tratta del Tetrapilo, scenografico monumento eretto nella piazza ovale fra i primi due tratti della Grande Via Colonnata, composto da quattro “baldacchini”, ognuno con quattro colonne di granito egiziano, in cui dovevano essere collocate delle statue onorarie. Purtroppo ignoriamo chi fosse celebrato con un monumento così prestigioso per l’eleganza architettonica, la ricchezza dei materiali impiegati e la posizione eminente (tutti quelli che percorrevano la Grande Via Colonnata ci giravano intorno). Mancano, infatti, prove certe alla suggestiva ipotesi che si trattasse del grande principe-mercante Soados, vissuto nel II secolo.

Il Tetrapilo, miraggio durante una tempesta di sabbia (ph. Gioia Zenoni)

Il Tetrapilo, miraggio durante una tempesta di sabbia (ph. Gioia Zenoni)

Certo è che, negli anni Sessanta del Novecento, nell’ambito di un grande progetto di valorizzazione del sito di cui Khaled al-As ‘ad è stato protagonista, il tetrapilo è stato ricostruito recuperando gli elementi architettonici sparpagliati nei dintorni sulla base di accurati studi e confronti con monumenti simili, come ad esempio quello di Gerasa in Giordania.

Le mensole

Le vie colonnate di Palmira divennero anche il luogo privilegiato per onorare i cittadini benemeriti, con l’erezione di una statua e con un’epigrafe che ne ricordava il nome e le opere. Le statue non erano però appoggiate a terra, come di norma, ma piazzate su mensole sporgenti dai fusti delle colonne. Bisognava alzare lo sguardo per ammirarle.
Nessuna delle statue è giunta fino a noi, perché dovevano essere tutte in bronzo e quindi finite rifuse per un nuovo utilizzo.

La Grande Via Colonnata era il luogo privilegiato della comunicazione (Ph. Gioia Zenoni)

È davvero difficile riuscire a immaginare questo anomalo paesaggio urbano, con una lunga sfilata di statue sulle colonne, un vero e proprio scrigno della memoria collettiva di Palmira, lo specchio della sua storia.

Zenobia Zenobia Zenobia Zenobia Zenobia Zenobia Zenobia