Due Zeus e altri dei

Bel nella “casa di tutti gli dei”

La varietà, la complessità e il dinamismo della società palmirena sono ben rappresentati dalla religione.
Il centro della vita religiosa di Palmira è senza dubbio l’immenso santuario di Bel, che i palmireni definivano “la casa di tutti gli dei”: ad esservi venerato, infatti, non era soltanto Bel, ma un gran numero di divinità di origini differenti, che qui s’incontravano.
Il culto di Bel ha radici molto antiche a Palmira e ha assimilato la tradizione mesopotamica. Il suo nome, che significa “il Signore”, è tradotto in greco come Zeus, e come Zeus il suo animale-simbolo è l’aquila.

Bel è spesso affiancato, nelle epigrafi e nei rilievi, da altri dei. Una splendida “foto di gruppo” era rappresentata dal soffitto dell’adyton nord della cella del tempio, noto dal Settecento grazie ai disegni dell’architetto Borra e ricordato come “il soffitto dello Zodiaco”.

Baalshamin, fra il Sole e la Luna

A Palmira c’è un altro Zeus o, meglio, c’è un altro dio, il “Signore dei Cieli” Baalshamin, che è reso in traduzione come Zeus. Un dio fenicio questa volta.

Anche Baalshamin, come Bel, non è solo nel suo santuario e non è solo nelle iscrizioni o nei rilievi, ma anche lui è accompagnato dal Sole e dalla Luna.

Nel Museo di Lione un rilievo ci mostra affrontati Bel e Baalshamin, accompagnati da Yarhibol e Aglibol. Non sembrano nemici o concorrenti, convivono in pace. Una bella immagine di concordia, di pace, di convivenza, di tolleranza, così diversa e così lontana dagli scenari di odio, di incomprensione e di guerra a cui oggi tutti associamo immediatamente il nome di Palmira.

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Bassorilievo raffigurante Bel, Baalshamin, Yarhibol e Aglibol (© Musée des Beaux-Arts de Lyon)

Fino al 2015 a Palmira si potevano ammirare, splendidamente conservati, sia il tempio di Bel che quello di Baalshamin. Oggi non ci sono più, rasi al suolo e polverizzati da barbari in cerca dell’attenzione mediatica planetaria, puntualmente ottenuta. Ancora insieme, Bel e Baalshamin, ma in un drammatico scenario di guerra e di distruzione.

Altri dei dell’oasi

Le tantissime divinità venerate a Palmira e nel suo territorio, in forme e immagini sempre diverse e in gruppi sempre differenti rendono bene l’immagine della variegata e dinamica società palmirena.

Allat

Il leone del santuario di Allat, ora presso il Museo di Palmira (ph. Clelia Orsenigo)

Alcuni dei sono arrivati a Palmira con le popolazioni nomadi arabe: passando alla sedentarietà, non solo gli uomini, ma anche i loro dei vi hanno preso dimora stabile. Sono dei armati, per difendere i loro devoti dai continui pericoli della vita nel deserto.

Ed è così che Allat, “la Dea”, è stata raffigurata, nel suo tempio, sotto forma di Atena, la dea guerriera del pantheon greco.

Un grande leone, con un’antilope accovacciata tra le sue zampe, proteggeva il santuario palmireno di Allat: l’iscrizione tracciata sul rilievo evoca la benedizione di Allat su coloro che si astengono dal versare sangue nell’area sacra, in riferimento forse al diritto di asilo nel tempio o a pratiche rituali (sacrifici incruenti).

Il dio della fonte Efqa

I resti del santuario nei pressi della fonte Efqa (ph. Joseph Greene – Manar al-Athar)

Yarhibol, oltre a comparire insieme a Bel e Aglibol nel grande santuario di Bel, aveva un suo spazio sacro autonomo e figura come il patrono della fonte Efqa, la principale sorgente d’acqua dell’oasi. Era Yarhibol – chiamato nelle epigrafi “l’idolo della fonte” o “la Fortuna della fonte benedetta” – a designare, attraverso responsi oracolari, gli amministratori della sorgente.

Il santuario sorto nei pressi della sorgente potrebbe essere molto antico, dato il ruolo fondamentale dell’acqua per la vita nell’oasi, ma ne rimangono pochi resti e i testi lo ricordano solo a partire dal II sec. d. C.

Il dio senza nome

Altare con dedica al dio anonimo dagli scavi Pal.M.A.I.S. (ph. Marina Albeni)

A Palmira sono stati rinvenuti più di 300 piccoli altari, databili al II e III sec. d. C., dedicati a un dio di cui si tace il nome, ma definito da una serie di epiteti ricorrenti, “il cui nome sia benedetto per sempre”, “misericordioso”, “compassionevole”, “buono e rimuneratore”.

Ci sono stati molti tentativi di identificazione del dio anonimo e varie ipotesi sono state proposte dagli studiosi. Lasciamo in sospeso, nascosta, l’identità di questo dio, come era del resto nelle intenzioni di chi a lui si rivolgeva, sottolineando però l’intensità (e la novità) del sentimento religioso che affiora da questi modesti reperti, così diverso da tutto quanto concerne le altre religioni di Palmira. Questo dio “ascolta la voce” dei suoi fedeli e li esaudisce.

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