Palmira oltre Palmira

Oltre nel tempo

Palmira non è stata soltanto una grande metropoli dell’Impero Romano d’Oriente, ma la sua storia è andata oltre nel tempo e, in particolare, le ricerche archeologiche ne hanno messo in rilievo l’importanza nella prima età islamica.

Il suq impiantato nella Grande Via Colonnata (Ph. Federica Crespi)

Una scoperta importante si deve all’opera di Khaled al As‘ad, in collaborazione con la missione polacca, e riguarda il settore della Grande Via Colonnata a ovest del Tetrapilo, dove è stato messo in luce il suq (il mercato).

Tra la fine del VII e la prima metà dell’VIII sec. d. C. la carreggiata viene infatti occupata da una lunga fila di botteghe e il percorso sdoppiato in due viuzze minori. 

Malgrado questa profonda trasformazione, è molto interessante rilevare la continuità funzionale tra la Grande Via Colonnata romana e il suq islamico, dato che entrambi sono da considerarsi il cuore delle attività economiche e commerciali della città.

Al posto di una grande strada, due vicoli, ma in entrambi i casi possiamo immaginare la folla brulicante e rumorosa del caratteristico mercato di una città mediorientale.

Oltre l’oasi

Le tracce di Palmira e dei palmireni vanno anche oltre i limiti della città e del suo territorio. Per trovarle dobbiamo seguire soldati, schiavi, mercanti e dei.

A Dura Europos, città-fortezza sul medio Eufrate controllata dai Romani dal 165 al 256 d. C., insieme a una sinagoga, a una chiesa cristiana, a un Mitreo, c’era anche un tempio dedicato agli dei palmireni.

In un celebre affresco vediamo, al centro, il tribuno degli ausiliari palmireni, Julius Terentius, che sta compiendo un sacrificio, alimentando la fiamma di un incensiere. Lo accompagnano il vessillifero e una fitta schiera di militari, che si ammassano alle sue spalle. 

Nell’altra metà dell’affresco sono raffigurate, ciascuna su un piedestallo, le tre divinità a cui il sacrificio è diretto, anch’esse in abiti militari: Yarhibol, al centro; Aglibol a sinistra, con il crescente lunare sulle spalle, e, a destra, Arsu/Marte, con elmo e scudo.

Sotto gli dei, due figure femminili, riccamente drappeggiate e con corona turrita sulla testa, sono le personificazioni delle città di Palmira e di Dura. L’identificazione di tutte le figure dell’affresco è confermata dalla presenza di iscrizioni.


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Affresco da Dura Europos (©Yale University Art Gallery)

Palmireni a Roma

Anche a Roma la presenza della comunità siriana, in cui sono compresi i palmireni, è testimoniata dalla presenza di alcuni luoghi di culto, concentrati in quell’area suburbana e portuale sulla riva destra del Tevere, che costituiva il cuore delle attività commerciali della capitale del mondo.

Il più antico monumento palmireno di Roma, datato agli ultimi anni del I sec. d. C., è un altare dedicato, come leggiamo nella versione latina, da Tiberius Claudius Felix, dalla moglie Claudia Helpis, dal figlio Tiberius Claudius Alypus e dai Calbienses de cohorte tertia (schiavi dell’imperatore che lavorano nei grandi depositi/ magazzini del porto, gli Horrea Galbiana) al Sol Sanctissimus. Nella versione palmirena dell’iscrizione, però, leggiamo solo il nome di Tiberius Claudius Felix, il personaggio più importante, un liberto imperiale (gli altri sono indicati genericamente come palmireni) e le divinità destinatarie sono Malakbel e gli dei di Palmira.

Altare con dedica agli dei di Palmira (© Musei Capitolini)

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