Ritratti di famiglia

I palmireni nelle loro case per l’eternità

I ritratti funerari di Palmira sono probabilmente la classe di reperti più nota e conosciuta, e se ne possono ammirare numerosi esemplari nei musei di tutto il mondo.

Entrando nella tomba di famiglia, la “casa dell’eternità”, i palmireni erano in compagnia di tutti i loro antenati: quanto più ampia era la loro schiera, quanto più intricata la rete di rapporti all’interno e all’esterno della famiglia, quanto più antica era la stirpe, tanto più prestigiosa e potente era la famiglia.

Ritratto femminile da Palmira (© Comune di Milano – Civico Museo Archeologico)

La storia e l’archeologia non svelano i sentimenti degli individui, ma certamente possiamo immaginare l’orgoglio di appartenere a una grande famiglia e anche la consapevolezza e la consolazione di essere inseriti, al momento della morte, in una memoria collettiva destinata a durare “per sempre”.

Il capofamiglia a banchetto

Il fondatore della tomba è rappresentato sdraiato a banchetto, vestito con un sontuoso abito orientale, che comprendeva una tunica a maniche lunghe, dei morbidi pantaloni, stretti alla caviglia (anassiridi), infilati in stivaletti di cuoio, e un mantello, riccamente decorati da ricami. Sul capo, completamente glabro, indossa un alto copricapo cilindrico cinto da una corona di foglie, probabilmente di metallo prezioso.

La sua figura domina la scena, perché è in primo piano ed è di dimensioni maggiori rispetto a moglie e figli, più piccoli non solo perché in secondo piano, ma per motivi gerarchici.


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Rilievo funerario della famiglia di Taibol (© Museo Nazionale di Damasco)

I sacerdoti

Una parte dei ritratti maschili si distingue nettamente: sono uomini completamente glabri, con la testa rasata e senza barba, con alto copricapo cilindrico (talora con corona), vestono una tunica e un corto mantello chiuso da una fibula rotonda sulla spalla.

Ritratto di sacerdote dall’ipogeo di Barikai (© Museo di Palmira)

Sono sacerdoti, una “professione” che veniva esercitata dai membri delle grandi famiglie di Palmira, e si apprestano a fare un’offerta alla divinità, come dimostrano i vasetti che tengono in mano, un alabastron (un piccolo contenitore di unguenti di forma allungata, spesso fatto in alabastro) e una coppa piena di grani d’incenso.

Le signore di Palmira

Nei ritratti funerari le donne vestono all’orientale: portano una tunica e un ampio mantello e, in larga maggioranza, hanno il capo coperto da un turbante e da un velo. 

Si nota una vistosa evoluzione del costume femminile tra I e III sec. d. C., con un aumento progressivo e spettacolare dei gioielli indossati.

I gioielli non sono solo oggetti d’ornamento, ma testimoniano la ricchezza e il potere della famiglia e il ricorrere di certe associazioni e/o decorazioni, tra le donne di una stessa famiglia, potrebbe forse anche esserne un segno distintivo di appartenenza.

Quanto siano reali e terreni questi ritratti e quanto invece abbiano un valore simbolico e spirituale, è oggetto da sempre di un acceso dibattito tra gli studiosi: gli sguardi dei palmireni ci colpiscono comunque ed è sui loro volti sereni che si è accanita, per l’ennesima volta, come altre volte nel passato, la violenza distruttrice degli ultimi iconoclasti.

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