Un piemontese a Palmira

Istantanee di un viaggio

Palmira, 14 marzo 1751. Gli inglesi James Dawkins e Robert Wood raggiungono le rovine dell’antica città nel corso di una spedizione nel Levante piuttosto differente dal consueto Grand Tour, il viaggio di formazione dei giovani aristocratici: a connotarla come una ricerca scientifica (potremmo quasi definirla “archeologica”) è la precisa volontà di raccogliere un’accurata documentazione dei luoghi.
Con loro c’è l’architetto-ingegnere piemontese Giovanni Battista Borra, eccellente disegnatore vedutista, ingaggiato con lo scopo di “fotografare” i monumenti e i paesaggi.
Nella grande tela dipinta nel 1758 da Gavin Hamilton, conservata a Edimburgo (National Galleries of Scotland), che celebra la scoperta delle rovine di Palmira, sono raffigurati tutti e tre i componenti della spedizione.

L’Europa scopre Palmira

Dover, 3 agosto 1751. La nave “Matilda” approda di ritorno dal Levante e ha qui inizio la seconda parte dell’incarico affidato a Borra, cioè ricavare, dai disegni effettuati durante il viaggio, gli acquerelli da passare ai migliori incisori attivi all’epoca a Londra – Paul Fourdrinier, J.R.S. Muller e J.M. Muller junior – per l’illustrazione dei volumi dedicati ai due siti ritenuti più significativi, Palmira e Baalbek. Il lavoro di Borra, che sul posto aveva disegnato i monumenti con pochi tratti a matita leggera, svelto ma accurato, ci appare oggi sconcertante.

Abituati a utilizzare una tecnologia sempre più sofisticata, non riusciamo neppure a immaginare come sia stato possibile, in sole due settimane di permanenza a Palmira (!), produrre una tale massa di vedute, piante, prospetti, sezioni, dettagli degli ordini architettonici e delle decorazioni.

Grazie alle bellissime incisioni tratte dai disegni di Borra, nelle 57 tavole del volume di Wood pubblicato nel 1753, “The Ruins of Palmyra otherwise Tadmor in the Desert”, l’Europa scopre e finalmente vede Palmira.

Verso il neoclassicismo

Il ruolo di Borra nella diffusione della conoscenza dell’architettura e dell’arte di Palmira e del loro apprezzamento in Europa non si esaurisce qui, perchè nei quattro anni in cui si fermò in Inghilterra proseguì la sua carriera di architetto o di archistar, come lo definiremmo oggi.

I suoi interventi di progettazione architettonica nelle residenze e nei giardini di alcuni tra i personaggi più in vista dell’aristocrazia britannica, infatti, contribuirono alla formazione del gusto dell’epoca, il nascente neoclassicismo, che si ispirava ai modelli dell’antichità.

Le tavole del volume di Wood, inoltre, furono d’ispirazione anche per altri architetti. Fra i modelli che riscossero maggior successo, ci sono i bellissimi soffitti delle parti più recondite e più sacre della cella del tempio di Bel, che furono all’origine di una vera e propria moda, quella dei soffitti “alla palmirena”.

Grazie a Borra possiamo ritrovare qualcosa di Palmira anche in Piemonte. Nel 1756, di rientro dall’Inghilterra, gli fu affidato il rinnovamento del castello del principe Luigi Vittorio di Savoia Carignano, a Racconigi.

Nella splendida Sala delle Storie di Diana si può ammirare un soffitto ispirato a quello di una tomba palmirena: una fitta trama di cerchi intrecciati, con rosetta centrale, circonda il raffinato stucco della parte centrale del soffitto, con la raffigurazione del carro di Apollo.

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Gli scorci pittoreschi di Cassas

Fra i tanti avventurosi viaggiatori che raggiunsero Palmira dopo la fortunata spedizione cui Borra prese parte, c’è il francese Louis-François Cassas, incaricato dall’amabasciatore di Francia a Costantinopoli di compiere un viaggio in Oriente per disegnare monumenti e paesaggi. In un mese di soggiorno a Palmira, nel 1785, realizzò anch’egli una gran quantità di disegni delle “superbe rovine”, solo in parte editi nel 1799 nel suo Voyage pittoresque de la Syrie, de la Phénicie, de la Palestine et de la Basse-Égypte.

L.-F. Cassas, Les ruines de Palmyre, 1821

L.-F. Cassas, Les ruines de Palmyre, 1821

Cassas rielaborò in seguito i suoi disegni in una serie di acquerelli, in cui ebbe il sopravvento la creatività dell’artista: i singoli (e veri) monumenti di Palmira vengono così a comporre paesaggi di fantasia. Al Musée des Beaux-Arts di Tours si può, ad esempio, ammirare il quadro in cui la tomba a torre di Elahbel è stata “spostata” dalla Valle delle Tombe e posizionata nel tratto della Grande Via Colonnata che si conclude con l’Arco Monumentale. In questa immagine romantica, in cui sono assemblati alcuni tra i monumenti più importanti (e singolari) di Palmira, sono inseriti anche alcuni cavalieri al galoppo e una carovana in riposo vicino a un pozzo: sono qui evocati insieme l’incanto della visione di Palmira, la grandezza delle sue rovine e l’immensità del deserto.

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